Il Natale è una delle feste più belle e più tristi dell’Universo. Felici in famiglia, da o con bambini, mogli e mariti. Pieni di speranza nell’incontrare fratelli, sorelle, madri, padri, amici, zii, nonni, parenti, scartando grandi o piccoli regali, spezzando il pane di cene pantagrueliche, mentre spediamo messaggi whatsapp di pace, serenità, salute, gioia. Messaggi che inneggiano a un nuovo anno che sembra una nuova vita, colma di ogni bene e soddisfazione in ogni campo. Auguriamo il meglio a chi vogliamo bene, per un giorno ci dimentichiamo chi ci vuole male, e chiudiamo gli occhi e il cuore alla realtà quotidiana che rende, al contrario, il Natale una delle Feste più tristi. Si salva chi crede. Arriva ancora una volta l’annuncio della buona novella. Tutti saremo salvati dall’Amore gratuito donato fino alla morte, che non solo arriva a Pasqua, ma ogni volta che facciamo un passo indietro nel dare spazio, e accogliere, chi ci vive accanto, una morte di risurrezione.
Un caro amico, che fa lo psicologo di mestiere, mi dice ogni anno che sono sempre di più le persone che vorrebbero passare dal 23 dicembre al 7 gennaio per direttissima. Perché non vogliamo più essere costretti a incontrare il parente o l’antipatico, sgarbato, cattivo della porta accanto, il “Laqualunque” che normalmente e quotidianamente non sopportiamo perché apparteniamo a due mondi opposti. O forse non vogliamo essere messi di fronte alle nostre Responsabilità, perché l’accoglienza ha un costo.
Buon Natale.
Ma per non essere ipocriti bisognerebbe sparire e ricomparire tra qualche giorno. Magari con la voglia, e qualche buona intenzione, perché ogni giorno diventi Natale. Cioè, che la buona novella, l’Amore incondizionato che perdona e accoglie, venga annunciata prima di ogni alba.
La realtà invece è fatta di guerre, violenza persino domestica, cattiverie al servizio dell’egoismo del “prima IO”… in cui l’altro è sempre il nostro nemico. Siamo dispotici anche nelle nostre brevi relazioni umane, non accettando il pensiero divergente. Perché, se il tuo pensiero non è uguale al mio, Tu sei il nemico da abbattere. Democrazia? Dialogo? Dittatura tra Sordi. Nessuno ascolta nessuno, persi nell’autocompiacimento di parlarci addosso.
Ho letto che il quoziente intellettivo degli umani è in diminuzione. E’ evidente.
Dicono che il pessimo uso che facciamo della Tecnologia, ci rende più ignoranti e, soprattutto, addormenta il nostro cervello, impedendoci di stimolare reazioni neuronali, con curiosità e domande. Avere un proprio pensiero, una propria idea, diversa dagli altri, oggi, non ci rende più liberi, come si pensava una volta. Oggi ci rende il bersaglio della stupida, stolta e cinica ovvietà. Non occorre diventare un “hater”. Basta un nickname qualunque su un forum qualunque, o un falso profilo sui social, per vomitare cattiverie e scemenze gratuite, sempre più spesso da gente incompetente. Oppure avere posti e ruoli di “comando” per prevaricare regolarmente chi, in realtà, è meglio di noi. Perché utilizzando (male) il potere grande o piccolo che abbiamo, ci sentiamo migliori di chiunque altro. Oggi se studi e diventi “competente”, dovrai prima o poi subire la sordida ignoranza del benpensante comune che, se ci sei riuscito tu, ci riesco anch’io.
A Natale, se apri gli occhi anche solo camminando per strada, vedrai non solo persone senza nulla che dormono per strada, ma anche altre persone che fanno fatica a chiudere il mese economicamente in pari. Affitti esosi da galera. Luce, Gas e Telefonia alle Stelle. Prezzi assurdamente alti anche per comprare da mangiare e far la spesa. Non parliamo se ti capita di avere bisogno di una visita medica specialistica, o comprare medicine che hanno raggiunto costi inverosimili. Eh si anche a Natale c’è gente malata in ospedale, ma anche a casa. Regali? C’è chi non riesce a mettere insieme pane e companatico ogni giorno, figuriamoci cena o pranzo di Natale.
Se un Dio fatto Uomo è venuto per risollevare i poveri, c’è qualcosa che non torna. I ricchi sono sempre più ricchi e i poveri aumentano a dismisura. La cosiddetta “classe media” non esiste più. Rimpinguano brutalmente le classi meno abbienti.
Natale. Il giorno in cui questa sperequazione è più evidente che in ogni altro giorno dell’anno. Persino di Ferragosto. Per questo è triste.
L’unico motivo che ci rimane per fare almeno un minimo di “Festa”, per chi crede più facilmente, ma anche per chi non crede è l’unica opportunità… è la Speranza. La Speranza che tutto questo abbia un senso. Che un giorno questa sperequazione terminerà. O con l’estinzione di una Umanità diventata sempre più stupida (soluzione autodistruttiva ma molto molto probabile), o con l’apparizione di nuovi essere umani, che avranno definitivamente messo da parte e cancellato tutto quello strano sistema basato sul “fatturato”, costruito dall’egoismo e dal disinteresse dell’altro. Perché ogni volta che guadagniamo più del nostro necessario, e non lo compartiamo, è l’inizio dell’inferno già qua sulla terra, senza dover aspettare l’Al di là. Ogni volta che politicamente agevoliamo malcostume e corruzione, noi stiamo stendendo un red carpet verso l’Inferno. Ogni volta che, anche nel nostro piccolo, ci rifiutiamo di intervenire, girando gli occhi dall’altra parte, ci stiamo vietando di cambiare noi stessi e il mondo.
Buon Natale.
Ma che il Natale ci trovi intenti a costruire ponti di Pace, Ponti di benessere comune e condiviso, Ponti che riallaccino relazioni perdute. Che il Natale ci trovi intenti a distruggere ogni muro che separa. Perché il Paradiso, per quanto grande, è fatto da una meravigliosa e misericordiosa Comunità che, utilizzando la Vita, ha imparato ad Accogliere e Amare, anche perdonando se occorre. E’ una fatica necessaria.