E’ tornato il silenzio. Se hai la fortuna di avere almeno un cane da portar fuori la sera tardi la senti subito quella sensazione là, quella di marzo, immerso in una bolla ovattata di non rumore, di solitudine, di strade vuote, di insegne spente. C’è ancora più calma, se possibile, in questo silenzio che urla il grido muto della sofferenza.
Senti il respiro dentro la tua mascherina, senti il respiro del tuo cane, senti il Cuore di una città resa sorda dalle sirene diurne, senti il battito del tuo Cuore. Non c’è più la paura, ora la bestia la conosciamo anche se solo un pochino meglio, ma sempre pronta a stupirti con la sua ignorante democraticità che non risparmia nessuno. C’è la chiara esperienza del dolore. Eppure, eppure, il silenzio è meraviglioso nella sua tristezza. Il silenzio mette in pari tutti. Il silenzio delle parole scomposte del tutto e del suo contrario, delle notizie che si rincorrono, dei DPCM che si inseguono come auto veloci in una pista da corsa; dei “pareri” illustri di personaggi sconosciuti, dei consigli e dei “giudizi cinici” dei V.A.P, i Very Abnormal People nel Tempo del Covid… il Tempo del “Chiunque si sente di dire la propria anche e soprattutto se non ha competenze”… Il Tempo dell’inutile egoismo che contrappone gli anziani ai giovani, gli sportivi agli intellettuali, i ricchi ai diseredati, quelli che hanno sempre un certificato per tutte le stagioni a quelli che non hanno i soldi per comprare il pane, tra chi ha un lavoro comunque vada e chi non ha un lavoro neppure a pagarlo, tra chi ha qualcosa di importante da dire e chi non ha più nulla da dare.
La gente non vive più ne la novità ne la pazienza della prima stagione del covid 19. La seconda stagione ci chiede ancora restrizioni alle libertà, ma soprattutto ancora sacrifici economici per una economia che sembrava vivere con positiva leggerezza il primo dopo covid. Una leggerezza e una voglia di vita che stava spingendo l’economia a una incredibile quanto inaspettata ripresa che aveva già preso il passo giusto del recupero ma… siamo ancora qua, chiusi dentro, bloggati in casa, sperando nei “Ristori”… mai termine fu meno azzeccato… nel bene e nel male… perché più che di ristori, abbiamo la necessità di certezze per mettere in tavola da mangiare e pagare le bollette, abbiamo la necessità di decreti che ci sfamino, più che ristorarci.
Il silenzio è magico. Cancella tutto almeno per un attimo. Diciamolo… nel silenzio si gode soprattutto la “morte apparente” degli ostinati incompetenti che hanno sempre una teoria da snocciolare, dei gomblottisti, dei negazionisti misti agli ottimisti “forzati”, quelli dell’andrà tutto bene… degli scienziati diventati Dèi, di molti politici che giocano il loro personale monopoli sbattendosene delle conseguenze che creano le loro prese di posizione orgogliose, sciocche e arroganti.
Il silenzio riporta tutto a un livello più comprensibile, più umano. Nel silenzio senti tutto e capisci quanto siamo inadeguati, quanto pensiamo solo a noi stessi, quanto incapaci di imparare dai nostri errori, capisci quanto il gridare scomposto non serva a niente. Perché nel silenzio capisci il valore del Rispetto. Un valore oggi completamente assente, tanto da farci sentire le uniche urla di buonsenso, quelle di questo prezioso silenzio.