Scuola & Ginnastica

Il Covid mette il dito nella piaga...

Il Covid mette il dito nella piaga: la Scuola e lo Sport, in Italia, non vanno di pari passo. L’attività sportiva, o motoria, è considerata da anni una pratica di serie B, un qualcosa di cui non solo si può fare a meno, ma addirittura di cui è meglio fare a meno perché “impiccia” e disturba tutte le altre nobili attività che riguardano la “Mente”. E’ una clamorosa sciocchezza. Anche fare differenza tra Sport e Motoria è stucchevole, nella Scuola, ed è un paradosso che viene utilizzato per rimanere in mezzo al guado, lo Sport è respinto e l’educazione motoria parzialmente accettata pur che rimanga nel comandamento universale dello “Sport per tutti”… altro concetto abusato e senza senso. Nella mia testa io vedo la pratica sportiva come quel percorso che ti permette, gradualmente e a seconda della tua età, di conoscere e apprendere le potenzialità del tuo corpo unito alla tua anima. Certo che non tutti diventano dei “Campioni” da medaglia olimpica, ma tutti possiamo “superarci” alzando l’asticella delle proprie capacità, mettendoci alla prova e senza timore, anche con altri compagni, amici, appassionati delle nostre stesse scelte sportive. E il tutto in funzione di un unico obiettivo: il benessere psicofisico e mentale. Ma facciamo un po’ di Storia, che il sapere non guasta mai, per poter ricollocare la “ginnastica” nel posto dove merita, abolendo i tanti stereotipi che gli sono stati affibbiati nel Tempo.

La “Ginnastica” a Scuola, sin da piccoli per noi di “una certa età” significava avere la possibilità di imparare a conoscere una o più attività sportive. Per noi il gareggiare in qualsiasi ambito era un vero e proprio “sfogo”, ma anche un modo di mettersi alla prova con i compagni, di vedere che cosa eravamo capaci di fare attraverso il nostro corpo. Quando ero ragazzo c’erano addirittura i Giochi della Gioventù (1968-1996), una sorta di mini olimpiadi degli studenti tra gli 11 e i 15 anni, che portavano a finali nazionali da disputarsi a Roma. Poi, sempre a Scuola, abbiamo visto anche professori e Insegnanti che leggevano il giornale, durante l’ora di ginnastica, e si poteva fare quello che si voleva, l’importante era non disturbare. Siamo passati anche attraverso i generici giochi all’aperto, per chi aveva almeno uno straccio di cortile, con insegnanti che somigliavano più a educatori oratoriani, che a veri educatori sportivi e/o di motoria. Negli ultimi anni si è fatta avanti la figura “dell’esperto”, spesso un educatore del Coni, ma anche Tesserati Federali che hanno avuto il merito di riportare in classe la conoscenza delle attività sportive in tutta la loro interezza. In Italia, alle elementari, la figura dell’insegnante di motoria non è mai esistita, se non come una maestra (o maestro) che tra le varie competenze accademiche, aveva fatto anche un breve corso per insegnare la “motoria”, spesso con esiti infausti, per mancanza di competenze specifiche.

Facciamo qualche ricerca su Internet……. “Il termine “educazione fisica” è nato in Francia con Jacques Ballexserd, nel XVIII secolo. Così come il primo istituto universitario a Parigi. Da lì l’insegnamento si è diffuso in Europa e poi nel Mondo. In Italia l’educazione fisica nasce nel Regno di Sardegna con la Legge Casati del 1859, col nome di “Ginnastica”, ma per soli maschi. E’ invece del 1978 la legge De Sanctis, Ministro della Pubblica Istruzione che diede un ordine alla disciplina, dandole il nobile termine di “Ginnastica educativa”.

Per i Greci, con il termine “kalokagathia”, si vuole indicare la ricerca della perfezione dello spirito congiunta a quella del corpo.
“L’educazione fisica è una branca dell’insegnamento che si occupa di migliorare attraverso l’attività motoria e quella sportiva lo sviluppo psicofisico e la salute individuale e quella sociale. Oggi si parla di sviluppo della personalità unita allo sviluppo di un’adeguata corporeità e motricità, acquisendo competenze alla base di una crescita fisica, affettiva, sociale e cognitiva”” (Wikipedia).

L’’Unione europea, con l’Agenda di Berlino (2003/6) spinge la pratica nei 27 paesi. Si propongono tre ore alla settimana per tutti i corsi di studio (In Italia a mala pena si svolge un’ora la settimana) ed «un’ora di educazione fisica al giorno, all’interno o all’esterno dello scenario scolastico», invitando gli istituti ad andare oltre il minimo consentito. Nel 2007, rafforzato anche nel 2011, il Parlamento Europeo avvalora il significato e il ruolo dello sport nell’educazione. E’ invece del 2013 il programma per l’istruzione che vede richiamarsi a tre azioni chiave che riguardano gioventù e sport: Mobilità di apprendimento, Progetti di cooperazione e Riforme Politiche.

Ma qui finisce il bello della Storia, perché il Covid-19 ci riposta a una triste realtà fatta di pochezza culturale tutta italiana che, oltre al considerare l’attività motoria una pratica di secondo piano nell’ordinamento scolastico e nell’immaginario collettivo di insegnanti e famiglie, con la scusa del virus, mette all’indice l’attività sportiva a scuola. Alcuni Presidi davvero poco illuminati, sostenuti da Consigli d’Istituto tormentati da insane e arcaiche paure, chiudono all’utilizzo delle palestre in orario extra scolastico. A volte impediscono persino l’attività motoria scolastica curricolare, dando il colpo finale a un rapporto, Scuole & Sport, che non è mai stato ne promosso ne salvaguardato a partite dai Governi e dalle Istituzioni preposte.

C’è una contraddizione però che riporta alla luce un po’ di ragionevolezza: quest’estate molte società sportive hanno organizzato Campus Estivi, anche Comunali, il che significa secondo tutti i protocolli severi e seri, con il controllo e l’avvallo delle istituzioni preposte ai fini del rispetto della sicurezza per tutti. Non mi risultano apocalissi, anzi, solo molta grande soddisfazione da parte delle famiglie di quei bambini e giovani che hanno usufruito di un ritorno alla socialità, tramite il connubio Scuola & Sport, e alla quasi normalità, pur rispettando tutti i santi crismi anti Covid. Concludo con una riflessione di fondo che, per fortuna, si comincia a leggere anche su molti giornali: con il virus dobbiamo imparare a convivere. Non possiamo bloccare tutte le attività, togliendo soprattutto ai nostri giovani la possibilità di fare esperienze emotive psicofisiche come solo lo sport è in grado di fare educando. Significa creare futuri adulti equilibrati, sani mentalmente oltre che fisicamente. Adulti che hanno capacità senso spaziali che si riflettono in una mente aperta e ben strutturata, organizzata, inclusiva, nel rispetto e nella frequentazione di tutti quei valori umani che senza lo sport, senza lo sport soprattutto di squadra, diventa più difficile far sperimentare e insegnare.

E forse è giunta l’ora che anche dal Ministero dell’Istruzione, si provi a rimodellare la nuova scuola mettendo al centro del percorso educativo, anche quella parte di noi con la quale facciamo i conti sin dall’alba, da quando ci alziamo dal letto, l’armonia e il benessere fisico, magari abolendo molti farmaci presi inutilmente a causa della cattiva educazione, se non dell’assenza, di attività motoria che dovrebbe guidare la formazione di tutti noi sin dalla primissima età.